Il Club dei 27

Pubblicato: 27 luglio 2011 in Music
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 Quando ti sveglierai e non vedrai più il sole, o sarai morto o sarai tu il sole. (Jim Morrison)

Robert Johnson

La strada era deserta e la serata calda e umida. Come tante altre sere in quei princìpi d’estate in Mississippi di fine anni ’20, quasi tutte uguali, con la chitarra in una mano e una bottiglia di whisky nell’altra. Ennesimo fiasco, ancora una volta quelle corde che proprio non volevano suonare tra le risa e lo scherno di chi senza pudore assisteva alla deriva di un uomo abbandonato da Dio. “Venderei l’anima per riuscire a farla cantare questa chitarra” è quello che Robert pensò mentre al buio di un crocevia osservava a capo chino i lacci sciolti delle sue scarpe logore, senza la forza o la voglia per riallacciarli. A un solo passo da quella voce che d’improvviso interruppe il suo oblio e che con fare sinistro sussurrò: “Accetto io lo scambio”.

Un passo dopo, lui e quella voce erano già spariti nelle tenebre…

Quando l’anno successivo Robert riapparve, la sua chitarra non solo suonava, esplodeva! Un suono potente, straziante, intenso e profondo. La sua voce evocativa e espressiva, incantava chiunque incontrasse e negli anni avrebbe influenzato (e fatto la fortuna!) di numerosi artisti bravi a cavalcare l’onda sinuosa delle sue melodie. Per quasi 10 anni ha regalato esibizioni straordinarie del blues più puro che ci fosse. Tra nuove e stupefacenti tecniche e pezzi travolgenti chissà se mai Robert abbia pensato a quando quella voce sarebbe venuta ad esigere il proprio tributo. Piombò improvvisa, così come era giunta la prima volta, ad accoglierlo tra le stesse tenebre di quella sera, di quel maledetto incrocio.

Robert Johnson fu strappato alla vita il 16 agosto del 1938, a soli 27 anni, in circostanze misteriose. Chi raccontava di una pugnalta, chi altri che fu avvelenato, ma soprattutto chi era convinto che la sua anima appartenesse al Demonio che in cambio gli aveva donato un talento innaturale per la chitarra. Fatto sta che tutto ciò ha contribuito negli anni ad accrescere l’alone mistico e cupo sulla sua figura, divenuta leggendaria.

James Douglas Morrison

Probabilmente però la leggenda di Johnson non sarebbe tale senza il Club al quale lui, postumo, è entrato di diritto a far parte. Il Club dei 27 è tutt’altro che un’istituzione o un’associazione a scopo di lucro. Il Club dei 27 è quasi una maledizione. La maledizione che tra il 3 luglio 1969 e lo stesso giorno(!) del 1971 ha reclutato alcune delle più importanti personalità della musica Rock: Brian Jones (chitarrista e vero fondatore dei Rolling Stones), Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison (per i quali non c’è bisogno di commenti in parentesi!) muoiono tragicamente. Tutti all’età di 27 anni.

A chi appartiene la tessera #001 è dibattito annoso, ma poco importa ormai…

A loro si è aggiunto Kurt Cobain, stropicciata icona rock generazionale dei primi anni ’90, suicidatosi il 5 aprile del 1994. Il Club è tornato oggi purtroppo alla ribalta. Ultima malcapitata iscritta è Amy Winehouse, trovata morta nella sua casa di Londra pochi giorni fa a causa di un fatale cocktail di alcol e droga (hai voglia a chiamarli farmaci). Anni: 27.

Amy Winehouse

Si potrà anche credere alla maledizione, alle leggende e alle incredibili storie che avvolgono una per una queste straordinarie persone. Eppure, il filo invisibile che negli anni li ha legati sempre di più, non è fatto dall’età che li accomuna (27) o dall’iniziale del nome (J per quasi tutti), no. Quello che davvero li rende unici e inseparabili è la musica!

E il talento sì, a volte innaturale. Un talento accecante che ha esaltato milioni di persone in tutto il mondo grazie alla magia dell’arte più strabiliante che l’uomo conosca. Le loro parole, le loro canzoni resteranno per sempre tra i nostri ricordi, spesso anche nei momenti presenti. E incroceranno comunque la nostra strada.

Perché in fondo… our life is full of crossroads…

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