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“Fare o non fare.. Non c’è provare!”

Quando mi capita di sentir dire frasi simili a “in fin dei conti non hai nulla da perdere”, penso sempre che sia incredibilmente sbagliato.
Perché credo fermamente che la prime cose che un uomo perde sono quelle che vorrebbe e che non ha.

Come un atleta che terrorizzato dalla sconfitta, decidesse di non gareggiare. Non sarebbe forse già una disfatta?

In ogni caso e in tutti i modi, avremo sempre qualcosa da perdere. È per questo che godo di maggior soddisfazione quando conquisto qualcosa.

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Eppure c’è una traccia scritta, forgiata indelebile, nascosta tra le sottili ombre della paura. Spinge a ricercare l’abisso pur di estrarla e dimostrarne la vanità. Una linea disegnata, che lunghissima delinea i contorni del destino, marchiato a fuoco dentro le proprie virtù e i propri vizi.

Il riscatto da pagare è elevato, il mercato oggi impone cifre esorbitanti perché oramai ogni cosa ha un prezzo.
Anche l’abitudine, la costanza, la pazienza, l’intolleranza, la rettitudine, la sapienza, la viltà ed ogni singolo vocabolo che sia un carattere distintivo della personalità.

Le emozioni non sono merce, eppure costano caro e le quotazioni sono in continuo rialzo. Io respingo esagitato la potenza della delusione, cercando di aggrapparmi all’idea dell’esperienza come una pianta che cresce su un ripido pendio di montagna.

La forza interiore, la genesi, le condizioni circostanti, la voglia di assaporare il futuro e di raggiungere un traguardo fanno di quella pianta un modello esaltante da seguire.

È così che vedo la mia storia, come una montagna da scalare. E seppure sia partito dal punto più basso, se anche dovessi scavare nella roccia a mani nude o trovarmi ancora in fondo al dirupo, darò tutto me stesso fino alla fine per raggiungere la cima!

Adoro il silenzio. La sua sovranità, la sua disarmante pesantezza.
Il suo modo elegante di stare al mio fianco, non solo nei momenti di solitudine.
Il silenzio sa essere più assordante di qualsiasi altro rumore. E’ straordinario come il silenzio mi studia, mi penetra. Mi seduce con il fascino di un pensiero, mi ammalia con la carezza di un ricordo. Gira intorno all’anima, scova gli angoli remoti della mia coscienza, rimescola il caos e lo rende attimo.
Il silenzio è segnalibro della mia memoria, che lega il profumo e il colore ai sogni, con un filo invisibile che li accompagna per mano nel buio ad inseguire l’alba.

Il silenzio mi parla e mi ascolta.
Il silenzio mi odia. Il silenzio mi ama.