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In effetti potrebbe essere un’idea aprire una rubrica con questo titolo, vista la frequenza con la quale ormai utilizzo Shazam, come penso un po’ tutti coloro posseggono uno smartphone…

La pensata nasce soltanto ora (dopo anni di usufrutto) perché questo indispensabile programmino mi ha permesso di fare una fantastica conoscenza musicale, come non mi accadeva da anni: è il caso dei Rival Sons.

Non ne so ancora molto su di loro, sto cercando di raccogliere informazioni per cui mi auguro che chi leggerà perdonerà la mia leggerezza sul tema… ma sta di fatto che sono una rock band losangelina e che la canzone “taggata” si intitola Face of Light. Nel caso specifico, si tratta di una ballad molto melodica, che si lascia ascoltare grazie ai suoi dolcissimi richiami blues e alla sensazione palpabile che la chitarra, se potesse parlare, avrebbe una gran voglia di raccontare la California

La sorpresa vera è che, ad un primo distratto ascolto, anche le altre canzoni mi hanno fatto davvero una grande impressione! Era da tempo che non ascoltavo sonorità così spiccatamente “classic rock”, di quelle che mi riportano un pò agli anni ’70 e alla loro voglia di gridare al mondo il proprio ego e il proprio virtuosismo, alla sfrenata ostentazione di una libertà mai ricercata, al desiderio irrefrenabile di partire, viaggiare, scoprire.. già, magari verso la California…

 

Uno degli artisti più influenti, eclettici ed elettrizzanti mai esibitosi su un palcoscenico, oggi avrebbe compiuto 65 anni. E molti, lo ricordano e lo omaggiano, nonostante la sua prematura scomparsa nel 1991. Vittima celebre della falce dell’AIDS.
Non amo particolarmente i Queen. Strizzarono troppo l’occhiolino al Pop ed al Glamour. Trovarono una dimensione artistica che mi è sempre sembrato si discostasse troppo dalle loro reali intenzioni, dai loro istinti più veraci. D’altronde, in quei ruggenti anni ’70 le rock band proliferavano a decine, centinaia se non migliaia nella gotica Inghilterra. Erano gli anni d’oro del Rock, di quella musica viscerale sussurrata nei campi di cotone e nelle praterie del Blues.

Erano gli anni in cui strappare un contratto discografico equivaleva quasi all’onnipotenza. “La brutta copia dei Led Zeppelin” qualcuno li definì quando uscì Queen, il loro primo album, nel 1973. Ma non era certo questo quello a cui mirava Freddie. Aveva altre idee per la testa. Un’ambizione ed una fantasia folli. La sua spinta fu senz’altro decisiva per la rotta che intraprese il gruppo. Freddie era stufo delle delusioni, stanco di fare il venditore ambulante a Kensington. Aveva una voglia matta di urlare contro il mondo. Le sue spiccate tendenze omosessuali erano soltanto il sintomo più evidente (e magari anche banale) di una più profonda connotazione artistica, come dimostravano le sue esibizioni, spiazzanti e coinvolgenti come non mai.

Mente, voce e cuore di quella che in ogni caso è diventata una band leggendaria, Freddie Mercury (al secolo, Farrokh Bulsara) ha sconvolto, e ancora oggi continua a farlo, generazioni di artisti e ascoltatori di tutto il mondo.

Anche Google oggi gli ha dedicato il proprio tributo, ultimo di una lunga serie, per una persona che vive sulla cresta dell’onda anche anni dopo la sua morte. Così come avrebbe voluto. Così come aveva cantato…